lunedì 23 novembre 2015

Omi, au, a michetta a damu a chi vuremu nui 
(uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi)

La storia narra che nel 1300 il paese era governato da un crudele marchese, che reintrodusse l'uso dello "Jus Prime Noctis", editto secondo cui la novella sposa doveva giacere la sua prima notte di nozze con il duca o il barone del paese.
Lucrezia era una giovane ragazza sulla quale il marchese aveva posto molte delle sue attenzioni, fidanzata ad un ragazzo del paese, decisero di sposarsi in segreto per sfuggire al barbaro editto, ma vennero scoperti durante i festeggiamenti, le guardie accorsero e rapirono la novella sposa. Trascinata contro il suo volere dal marchese la giovane si rifiutò in tutti i modi di pagare il tributo, cercò anche di buttarsi dalla finestra dell'ultimo piano. Il tiranno davanti a tutta questa resistenza la fece rinchiudere nelle segrete del castello, sperando di piegare il suo volere con il tempo. Lucrezia, non si piegò e si lasciò morire di fame e sete. 
Quando si venne a conoscenza dell'accaduto in paese, gli abitanti iniziarono a meditare vendetta. Il giovane sposo, distrutto dal dolore della perdita, decise di entrare nel castello con uno stratagemma, nascosto in un fascio di fieno caricato sulla schiena di un mulo, riuscì a raggiungere le scuderie del palazzo, con l'aiuto di una guardia ed un coltello arrivò fino al Marchese, minacciandolo di morte gli ordinò di promulgare un editto per abolire lo "Jus Prime Nocti".
L'indomani era il 15 agosto giorno di festa per il paese ma anche tristezza per la morte della giovane sposa (il cui fantasma si dice aleggi ancora tra le mura dell'antica fortezza). Le donne del paese per ricordare la vittoria e il sacrificio di Lucrezia decisero di creare un dolce in ricordo degli avvenimenti. Impastando la farina con uova, zucchero ed olio crearono varie forme , finchè una di loro individuò tra le sagome di pasta un evidente allusione al sesso femminile ed esclamò:<< Sta chi a l'è chela che ghe va (questa è quella che ci vuole), la chiameremo "michetta">>.
Prepararono l'impasto e si precipitarono in paese al grido di :<< Omi, au, a michetta a damu a chi vuremu nui (uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi)>>.

Tutt'ora la michetta viene preparata nel comune di Dolceacqua, borgo della riviera dei fiori. dal 2008 è riconosciuto e protetto dalla Denominazione Comunale di Origine, riconoscimento ufficiale che ne salvaguarda la peculiarità.


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