lunedì 6 aprile 2015

Isole Borromee

Isole Borromee-Isola Bella
I viaggiatori del passato le hanno descritte in modi curiosi. «Isole aguzze, nude rocce leonardesche che emergono simili a schegge dal lago» scrisse Edith Wharton (1862-1937), celebre penna della letteratura americana, che avrebbe potuto tranquillamente ambientare qui la sua Età dell'innocenza. Il tedesco Johann Keyssler, archeologo e narratore di viaggi, le paragonò a «guantiere (ovvero, alzatine) foggiate a mo’ di piramide, in cui siamo soliti servire in tavola i dolciumi». Molti altri associarono le loro terrazze fiorite e la natura fiabesca all’isola di Armida cantata dal Tasso o ai mitici giardini della regina Semiramide. Flaubert le definì un «paradiso terrestre». Wagner ne trasse ispirazione per una sinfonia. Hemingway, convalescente a Stresa, ferito nel '18 dallo scoppio di una granata, le visitò lasciando la sua firma energica sui registri: «tenente Ernesto M. Hemingway, zona guerra». È così che le Isole Borromee del Lago Maggiore sono entrate nell'immaginario e nell'esperienza dei viaggiatori di tutte le epoche. Avventurieri o intellettuali che, dopo aver valicato in carrozza il Sempione – con lo stomaco in gola e i reni a pezzi – rimanevano basiti dallo scenario del lago punteggiato di atolli verdi, divenuti il simbolo di un'Italia già pop nel Settecento. Tanto che le vedute dell'arcipelago, riprodotte in quadri e volumi illustrati, stampe e incisioni in vendita come souvenir ai turisti del Grand Tour, trionfavano negli antichi bookshop, affollati di gentiluomini a caccia del panorama perfetto. Nasce con lo scopo di raccontare questa storia di vacanze all'italiana e paesaggi da cartolina, la mostra che inaugura, a Palazzo Borromeo sull'Isola Bella, la stagione di apertura delle proprietà dei principi (fino al 25 ottobre). Curata da Alessandro Morandotti, già nel titolo, «Le isole incantate», allude al côté di suggestioni letterarie che punteggiano il percorso alternandosi a dipinti, disegni e fotografie. «When all is finished, this place will look like an Inchanted Island» - quando tutto sarà finito questo luogo sembrerà un'isola incantata – scriveva infatti il pastore anglicano Gilbert Burnet che, nel Seicento, attraversò l'Italia affascinato dai suoi scorci ed estasiato dalla bellezza delle isole. Una bellezza eterea che gli artisti neoclassici, da Gaspar Van Wittel – il Canaletto olandese – fino a Marc’Antonio Dal Re, l'incisore che tradusse in stampe lo charme delle Ville di Delizia, restituirono nelle loro immagini, delineando gli orizzonti liquidi del Verbano umido di nebbia e sguardi a volo d'uccello sui moli, gli alberi secolari, le dimore a picco sul lago. Fra documenti d'archivio, opere della collezione Borromeo e prestiti blasonati, sono una sessantina i pezzi esposti, fra cui un nucleo, fresco di restauro, di tele di Francesco Zuccarelli, pittore di origine toscana e formazione veneta, che ideò i suoi quadri per essere incastonati dentro gli stucchi dorati del Palazzo. Ninfe, pastori e putti felici animano scene arcadiche, simbolo dell'armonia che regnava sulle isole quando la fortuna dei Borromeo incrociò il buon governo degli Asburgo.

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