giovedì 6 marzo 2014

L’approccio di Easyholidays al turismo



L’Italia è un Paese a forte propensione turistica. Questo ha permesso a un settore storicamente dimenticato dalla politica di mantenersi a galla e di continuare a essere importante per l’economia (circa il 9% del Pil e circa 2 milioni di lavoratori a vario titolo) nonostante la mancanza di investimenti da parte del governo.
Questo deficit di interesse lo stiamo tuttavia scontando ora, soprattutto per via dell’avvento di nuovi turismi emergenti e della loro strategia di vendita estremamente aggressiva, che non lascia scampo alle pari offerte italiane; in parole povere, se il nostro turismo punta esclusivamente sul binomio “sole e mare” non siamo competitivi con destinazioni più organizzate e accattivanti del bacino mediterraneo.
La mancanza di interventi strutturati nel settore ha fatto si che la ricettività italiana si sia configurata come una miriade di piccole aziende composte anche di poche camere, cosa di per se non dannosa ma con risorse limitate per contrastare le grandi catene internazionali, sia a livello di immagine che di investimenti, (la situazione è ben fotografata dal piano del turismo “Gnudi”); stiamo parlando di 110.000 strutture globali contro le 70.000 della Francia che tuttavia vince sull’Italia a fronte di un numero maggiore di notti per turista, pari a 5 volte quelle registrate nel nostro Paese.
Partendo da questo stato dell’arte, risulta necessario invertire la rotta, non creando tavoli di lavoro, grandi dibattiti o, peggio, investendo il budget in consulenze esterne limando ulteriormente le risorse a disposizione del territorio.
La partita va giocata su un altro campo. Quello dell’offerta turistica abbinata all’arte, al cibo, alla moda, al design e a tutto ciò che da sempre è peculiarità esclusivamente italiana. Risorse, ovvero, senza concorrenza, non replicabili in altri paesi e per i quali il turista è disposto a spendere maggiormente.
L’Italia è, come noto, il Paese che detiene il maggior numero di monumenti storici del mondo; ma è, altresì, il Paese che se ne cura di meno; forse perché siamo abituati ad averli sotto gli occhi, forse perché non si valorizza ciò che non possiede un valore pecuniario. Noi italiani riteniamo, erroneamente, che sia sufficiente avere tutte queste peculiarità per attirare turisti. Purtroppo i tempi sono cambiati, la richiesta del turismo s’è fatta più esigente, a fronte di servizi inadeguati, invecchiati predilige nuove mete dal minor potenziale, ma con migliore organizzazione. Ecco allora la necessità di attrarre nuovi flussi attraverso una comunicazione diversa, che metta in risalto il valore del nostro patrimonio storico-artistico, evitando la perdita di quote di mercato a favore di stati più abili nella “vendita” del proprio prodotto culturale.
L’apparato pubblico deve investire sul territorio affinché questo divenga fruibile per il turismo, investendo nei risanamenti e nei restauri, sulle strutture (musei, ampliandone l’offerta, evitando le chiusure nei periodi di maggiore affluenza turistica, scavi archeologici etc) mettendo sul mercato, ma senza alienarlo, l’enorme patrimonio del demanio che spesso è inutilizzato pur essendo in posizione strategica.
È altresì necessario utilizzare gli organismi esistenti al meglio per valorizzare il nostro patrimonio, e per creare un’immagine dell’Italia che sia percepita all’estero in maniera univoca, non solo per regioni, o per città (anche qui l’analisi del documento “Gnudi” è perfetta).
Dal lato della fruizione del nostro Paese riteniamo che il turista desideri poter trovare guide che parlino la sua lingua, di usufruire di servizi coordinati, di marchi di qualità e garanzie di accoglienza, circuiti di visita, oltre al piacere di ritrovare realmente i luoghi pubblicizzati dalle nostre campagne di immagine senza sorprese, avvantaggiato da trasporti adeguati o sostitutivi del trasporto pubblico.
Si potrebbero creare molti posti di lavoro se si avesse la lungimiranza di formulare un calendario eventi ai quali i turisti possano iscriversi, soprattutto attraverso il web, e quindi profilarli, capire quali siano le loro esigenze e prepararsi a riceverli, con guide esperte del territorio, che possano dialogare adeguatamente con il turista, con pulmini on demand e bike, moto, auto sharing. Si potrebbero creare figure intermedie di personal shopper che si occupino di tutte le esigenze del turista.
Per far questo occorre un booking nazionale (ed internazionale) che si preoccupi di mettere in evidenza tutte le strutture ricettive valide del Paese, esattamente come www.easyholidays.it. La creazione di progetti condivisi e comunicabili, collegati in ogni regione, permetterebbe di inviare i flussi turistici oggi in Lombardia e domani in Puglia, mantenendo lo stesso filo conduttore. In sostanza, lo Stato dovrebbe occuparsi dell’organizzazione del territorio, dovrebbe preoccuparsi di tutelare il patrimonio, di esporlo e promuoverlo al meglio, studiando una immagine coordinata percepita al di fuori dell’Italia, oltre alla creazione di strumenti che consentano ai privati attivi nel settore del turismo di investire sulle proprie aziende, evitando lungaggini burocratiche. Dovrebbe far in modo che l’investimento dei privati sui progetti territoriali e di uso pubblico possa essere detratto dalle tasse.

Si creerebbe così un circolo virtuoso veicolando gli utili e gli introiti delle imposte derivanti dal settore in interventi mirati sul territorio, reinvestendo nel settore turismo sia a livello privato che pubblico.

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