sabato 1 marzo 2014

... che la nostra arte è un patrimonio.
Parola di Gianfranco Giustina, il Nobel dei giardini (Borromeo).
Da mettere in agenda, per una gita di primavera!

(da La Repubblica, 20 febbraio 2014)


A sei anni, piantava le talee dei gerani nel giardino dei suoi genitori, a Borgomanero, immerso nel verde delle colline che separano il Lago d'Orta dal Maggiore. A quindici, passava le giornate nei boschi per ammirare (e annusare) la fioritura delle robinie. A diciotto, macinava chilometri fra Sanremo e la Costa Azzurra per studiare le specie esotiche della Riviera. Oggi, in odore di primavera, a chi gli chieda cosa regalare a una donna, risponde deciso: «un mazzo di ginestre profumatissime. Meglio di una rosa rossa, che non dice niente». Fidatevi del consiglio, perché viene dal Premio Nobel dei giardinieri. Lui è Gianfranco Giustina, 59 anni, da 37 al servizio dei principi Borromeo come esperto di botanica e custode dei celebri parchi delle isole di Stresa che, per il loro splendore, la cura e la ricchezza di specie in arrivo da mezzo mondo, gli hanno assicurato un riconoscimento internazionale. Quello siglato dalla Royal Horticultural Society, l'istituzione di orticultura fondata nel Regno Unito nel 1804, che premierà il giardiniere dei principi, il prossimo 10 aprile a Londra, con l'Awards del giardinaggio più famoso (e antico) della storia. «Davvero non me lo aspettavo» confessa Giustina con una buona dose di emozione pensando a un premio che, prima di lui, è toccato in passato solo un altro italiano: «il grande Gian Lupo Osti, un collezionista appassionato che scoprì una specie rarissima di peonia, guadagnandosi il soprannome di "signore delle peonie"». Risata aperta e spalle larghe, allenate a suon di trapianti e potature, cerca di spiegarsi il segreto del suo successo: «penso che il premio sia dovuto al grande lavoro di acclimatazione sperimentato sulle isole in tutti questi anni. E cioè alla capacità di importare piante e fiori da altri paesi, con uno spiccato senso tropicale, e aiutarle ad ambientarsi in un clima diverso. Farle vivere da noi, insomma». Impresa ardua, considerati gli inverni spazzolati dalla tramontana gelida sul Lago. «Ma le isole Borromeo hanno un microclima eccezionale. Sono una sorta di Eden protetto che, infatti, sin dall'Ottocento, spinse i principi a investire sul parco seguendo la moda nascente del gusto esotico, diffuso proprio dagli inglesi».
Giustina spartisce dunque il merito con la lungimiranza di Casa Borromeo e con i suoi committenti odierni, Bona e Gilberto, cui si deve il ricongiungimento dell'Isola Madre con la Bella, dopo secoli di proprietà spartite fra nobili parenti e, soprattutto, il restyling dei giardini sciupati dall'incuria. «Quando approdai sull'isola, ventenne, rispondendo a un annuncio apparso sul giornale, trovai uno staff di giardinieri anziani. Io ero giovane e pieno di idee. Tempo due anni ero già capo-giardiniere. Oggi ho un team di venti tecnici che lavora a tempo pieno per accudire otto ettari di terreno sull'isola Madre e altri quattro sulla Bella».
Chiara Gatti


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